Potrei presentarmi elencando titoli, corsi, esperienze, competenze… ma la verità è che le mie qualifiche più autentiche non stanno appese a un muro: vivono nelle tasche dei miei giorni. Certo, ho fatto tante cose, ma chi non le ha fatte? Siamo miliardi su questo pianeta, ognuno con un curriculum più o meno sgualcito, eppure la differenza spesso la fa quella strana scintilla che portiamo con noi anche quando non ce ne accorgiamo. La mia, per esempio, si chiama ARCHITETTURA. Non tanto quella dei manuali e delle norme, ma quella che si insinua nei tempi morti: quando scarabocchio una forma su un tovagliolo, quando guardo un edificio o un oggetto e penso “io l’avrei fatto più stondato”, quando immagino forme impossibili nel traffico del lunedì mattina. Scrivo, disegno, progetto, riprogetto e poi riscrivo tutto da capo, e non perché sia insicuro, ma perché mi diverto. Ma c’è un’altra presenza costante nei miei giorni: LA MUSICA, di ogni genere e senza preferenze rigide. A volte accompagna il mio lavoro come un sottofondo che dà ritmo alle idee, altre volte le anticipa, suggerendo atmosfere, colori, stati d’animo. La musica mi insegna la stessa cosa che l’architettura mi ricorda: che le emozioni hanno forme, intensità e proporzioni, e che spesso è proprio da lì che nasce un’idea buona. Il mio percorso professionale è un mosaico di esperienze, tutte indispensabili per far crescere quella parte di me che si entusiasma davanti a un dettaglio, a una trovata ironica di un edificio, o a una progressione musicale che sembra costruire uno spazio invisibile. Se devo proprio vantarmi di qualcosa, è della capacità di appassionarmi anche quando non c’è motivo apparente: nei minuti di attesa, nei giorni pieni, nelle notti che sforano. Alla fine, credo che la qualifica più importante sia questa: coltivare ciò che ti fa brillare gli occhi, anche quando nessuno ti guarda e soprattutto quando il mondo sembra troppo affollato per fare spazio ai sogni. Io continuo a pensarli, quei sogni, con varie forme, parole, schizzi e con tante musiche diverse a farmi compagnia. E tutto sommato, funziona: non so se diventerò un grattacielo, ma ogni tanto mi sento almeno un bel piano attico con vista, accompagnato da un immancabile sottofondo musicale che, come un complice, dà ritmo ai pensieri e illumina ogni angolo della mia creatività.
Aleandro Losignore
