“Details, Proportions, Love.”



Dopo un periodo di riflessione, presento un nuovo rendering d’interni che nasce dal desiderio di esplorare con maggiore sensibilità il rapporto tra spazio, luce e materiali all’interno di un ambiente distributivo dal carattere contemporaneo. L’obiettivo è stato quello di trasformare un semplice corridoio in un luogo capace di comunicare atmosfera e qualità, più che una mera zona di passaggio.

Il percorso è definito da volumi puliti e da pareti con una finitura opaca che creano un contenitore calmo e ordinato, lasciando che la luce naturale scivoli sulle superfici in modo morbido. Il pavimento in parquet a spina di pesce, in una tonalità scura e avvolgente, introduce un contrasto caldo che valorizza immediatamente lo spazio e ne rafforza il senso di continuità.

L’arredo è stato inserito con un approccio misurato: una console in legno, una lampada dalle forme morbide e un quadro dai toni neutri costruiscono un piccolo punto di interesse visivo, senza appesantire la scena. Più avanti, una panca imbottita offre un momento di pausa lungo il percorso, resa più accogliente dalla presenza di un cuscino dalle sfumature calde.

Le piante hanno il compito di portare vita e naturalezza all’interno dell’ambiente: diverse per dimensioni e forme, contribuiscono a spezzare la rigidità delle linee e a rendere il corridoio più familiare e meno formale. Il tappeto, disposto al centro, completa la composizione dando maggiore comfort visivo e migliorando anche l’acustica dello spazio.

Nel complesso, questo rendering vuole mostrare come anche un ambiente di transizione possa diventare un luogo curato, armonico e ricco di dettagli capaci di fare la differenza. Un piccolo esercizio progettuale che mette al centro la sensibilità dello spazio e il piacere di viverlo, anche nelle sue parti più semplici.

Aleandro Losignore

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l'edificio nasce come centro di ricerca e sviluppo l’ho progettato perché avesse un carattere ben riconoscibile: una torre che si impone senza arroganza, mescolando mattone, ferro e vetro come tre personalità chiamate a collaborare nello stesso laboratorio. Il mattone porta la concretezza, il ferro impone il ritmo e il vetro apre lo sguardo e riflette come uno specchio, mentre una serpentina orizzontale corre lungo i prospetti separando i piani, un gesto tecnico che è diventato quasi un vezzo estetico. In teoria dovrebbe solo marcare i solai, ma nella pratica si comporta come un nastro che tiene insieme la composizione, un segno continuo che dà coerenza e, perché no, anche un pizzico di teatralità all’intero volume. A guardarla da vicino sembra quasi un sorriso laterale dell’edificio, quel tipo di espressione che sfugge a chi fa finta di essere serio ma non riesce del tutto a mascherare un certo compiacimento. Le schermature verticali, più severe, fanno da contrappunto a questa linea fluida, mentre il basamento vetrato si apre invitante come un ingresso che sa di ospitare idee nuove. Nel complesso volevo creare un edificio funzionale e tecnico, ma capace di dialogare con chi lo vive; un centro di ricerca che non si limita a contenere il futuro, ma prova anche a suggerire che l’innovazione, a volte, nasce proprio da quei dettagli che sembrano divertirsi a farsi notare.

Aleandro Losignore

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